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Cittadinanza negata: è possibile chiedere il risarcimento dei danni?

La Legge 74/2025, che ha convertito il D.L. 36/2025, ha imposto restrizioni stringenti al riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, limitando il diritto a discendenti entro la seconda generazione e richiedendo un legame concreto con l’Italia. Questo ha provocato, in molti casi, effetti paradossali: cittadini che avevano già avviato la pratica si sono visti improvvisamente esclusi da un diritto che credevano consolidato.

È in questa cornice che può emergere la possibilità di un’azione risarcitoria cittadinanza: uno strumento legale volto a chiedere un risarcimento per chi ha subito un pregiudizio ingiusto, fondato su:

  • un forte affidamento legittimo, basato su prassi e leggi precedenti la riforma;

  • una condotta illegittima della Pubblica Amministrazione, come il silenzio-inadempimento o un rifiuto retroattivo;

  • un danno concreto, sia economico sia non patrimoniale, che può essere comprovato.

Il primo tipo di danno risarcibile è quello di natura economica, comprendente spese documentate per traduzioni, legalizzazioni, spese di viaggio, onorari legali o di gestori. Viene poi considerato il lucro cessante, ovvero opportunità perdute (lavoro, formazione, residenza in Italia) legate alla mancata cittadinanza. Infine, la frustrazione, l’esclusione identitaria e il disagio esistenziale rientrano nel danno non patrimoniale, anch’esso tutelabile in giudizio.

L’azione risarcitoria non sostituisce il ricorso giudiziale per il riconoscimento della cittadinanza, ma può rappresentare una forma di tutela parallela quando la normativa ha compiuto un mutamento ingiustificato rispetto ai diritti già avviati.

Se ritieni di trovarti in una situazione simile, possiamo valutare insieme la validità di questa strada, analizzando affidamento, danni documentati e la fattibilità di un’azione risarcitoria concreta.

Studio Legale Luciani
Studio Legale Luciani
https://www.studiolegaleluciani.eu

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